Morta dopo un intervento chirurgico, la famiglia chiede la verità

Ha lasciato marito e tre figli

Ylenia Boschetto aveva 45 anni quando è morta, lo scorso febbraio

Una morte per ora inspiegabile, ma su cui la procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo contro ignoti. Ylenia Boschetto, 45enne di Bruino, sposata e madre di tre figli di 15, 11 e nove anni, aveva solo 45 anni quando, lo scorso 25 febbraio 2017, ha perso la vita dopo un intervento chirurgico a un rene al Campus Universitario di Trigoria.

Il marito della donna, Andrea Gili, imprenditore di 43 anni, vuole conoscere la verità. Dopo la morte ha presentato un esposto ai carabinieri e della vicenda si sta occupando il pm romano Pantaleo Polifemo. 

Ylenia Boschetto aveva un difetto congenito a un rene di cui si è accorta all'età di 40 anni. Da qualche anno soffriva di dolori ai reni e coliche frequenti. Aveva già subito due piccoli interventi (uno stant doppio J e una laparoplastica) all'ospedale Koelliker di Torino nel 2011 e nel 2013, ma senza alcun beneficio apprezzabile.

Nell'ottobre 2016 si era rivolta al professor Giovanni Muto, che l'aveva visitata alla clinica Fornaca e le aveva prospettato l'operazione. Si trattava della ricostruzione del bacinetto renale. Lei aveva deciso di farsi operare a Trigoria e l'intervento, avvenuto il 22 febbraio 2017 e durato quattro ore, sembrava essere andato bene.

Alle 18 del 24 febbraio, però, la donna si era sentita male ed era stata trasportata d'urgenza in terapia intensiva. Qui era stata sottoposta a quattro interventi chirurgici (tutti citati in cartella clinica), tra cui l'asportazione del rene e della milza, e alla trasfusione di 20 sacche di sangue, ma la sera del 25 ne veniva dichiarata la morte.

La famiglia ha rinunciato all'autopsia, ma sono stati conservati gli organi asportati. 

"Non chiedo soldi né mia moglie indietro, perché so che non tornerà più, ma voglio sapere che cosa è successo", dice Andrea Gili, che si è rivolto agli avvocati Vittorio Nizza e Paola Pinciaroli.

Dal punto di vista dell'inchiesta, al momento la procura ha ricevuto una consulenza tecnica che sostiene che Ylenia sia morta per lo scoppio di un aneurisma dell'arteria splenica, che era molto piccolo e quindi non poteva essere stato rilevato dalla tac precedente l'intervento (infatti non era stato dichiarato).

I legali della famiglia Gili, tuttavia, si sono opposti a questa tesi formulando un'istanza per poter accedere ai reperti e lamentando anche la presenza di incongruenze nelle cartelle cliniche.

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