Gettarono in discarica il corpo del loro dipendente in nero morto sul lavoro, imprenditori condannati

L'incidente avvenne a Venaria Reale nel 2009. Il cadavere del muratore, 45 anni, venne anche sfigurato in volto allo scopo di renderlo irriconoscibile

immagine di repertorio

Due condanne in primo grado per la morte di Mihai Istoc, un muratore romeno di 45 anni il cui corpo venne trovato, sfigurato in volto allo scopo di renderlo irriconoscibile e in avanzato stato di decomposizione, in una discarica abusiva di rifiuti a Montafia, nell'Astigiano, la mattina del 14 giugno 2009. L'uomo era morto in un cantiere a Venaria Reale e i suoi due titolari avevano deciso di sbarazzarsi del cadavere allo scopo di nascondere l'incidente sul lavoro.

Vittorio Opessi, 52 anni, di Venaria Reale, dovrà scontare sette anni di carcere. Antonino Marino, 51 anni, di Mathi, sei anni e due mesi. Entrambi erano accusati di omicidio colposo e distruzione di cadavere. La sentenza è stata pronunciata dal giudice monocratico di Asti Roberto Amerio, che ha anche disposto una provvisionale di 20mila euro per la moglie, il fratello e i due figli minori dell'uomo, che si erano costituiti parte civile nel processo con gli avvocati Andrea Bertano e Luca Zagarrigo, prima che un procedimento civile stabilisca l'ammontare definitivo della cifra. Per entrambi gli imputati il pm Laura Deodato aveva chiesto una condanna a dieci anni di carcere,

Istoc era morto cadendo da una scala nel loro cantiere mentre scrostava una facciata con un martello pneumatico e il suo corpo ritrovato sotto un divano da due cacciatori. Gli accertamenti hanno permesso di dimostrare che lavorava in nero per i due imprenditori, difesi da Silvia Merlino e Roberta Rocchetti, che si sono sempre dichiarati innocenti. A incastrarli, però, ci sono le dichiarazioni di un loro dipendente, romeno di 39 anni, che (soltanto nel 2012) raccontò che i due lo avevano fatto ubriacare di grappa quando lui vide il cadavere del collega sul terreno. I loro legali hanno annunciato ricorso contro la sentenza. Il proprietario dello stabile, invece, non è mai stato indagato.

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