Contro i luoghi comuni: la battaglia per l’immigrazione a San Salvario

I risultati dell'amministrazione comunale torinese nel quartiere simbolo dell'immigrazione sono evidenti. Ne parla Francesco Mele, coautore di due documentari contro i pregiudizi e i luoghi comuni

“Mandiamoli a casa”. È il nome del progetto di Sara, Francesco e Augusto, che per una sensibilizzazione alla questione immigrazione hanno realizzato negli scorsi anni due documentari ambientati a Torino, in particolare nel quartiere San Salvario. “Il nostro obiettivo – spiega Francesco Mele – è di trasformare in immagini alcuni dati ufficiali e autorevoli, per abbattere i luoghi comuni sui migranti e sulla diversità religiosa. San Salvario ha anche questa particolarità, di concentrare in poco spazio la sinagoga, la chiesa valdese, la moschea femminile e la chiesa cattolica”.

“A San Salvario – prosegue – la battaglia dell’Assessore alle Politiche per l’integrazione Ilda Curti è stata vinta, e il quartiere è stato preso come modello in tutta Europa, contrapposto ad esempio a via Padova a Milano, dove l’ex sindaco Moratti aveva militarizzato la zona. Il processo di cambiamento è stato molto forte e positivo, tant’è che ora San Salvario è uno dei quartieri più vivaci di Torino. Il valore degli appartamenti è triplicato, anche grazie alla sua progressiva trasformazione in zona residenziale”.
 
Eppure la politica raramente riconosce questa vittoria: “Tra i cosiddetti 'amici degli immigrati' come l’assessore Curti, e i partiti più xenofobi, è in corso una battaglia ideologica. Nessuno ha ancora cercato consenso proponendo dei dati, invece di barricarsi dietro a concetti. Se la giunta comunale non si limitasse a sostenere la necessità dell’integrazione, ma si difendesse mostrando il caso vincente di San Salvario, potrebbe ottenere consenso elettorale ed espandere questa politica agli altri quartieri di Torino”.
 
Nella stessa ottica Mele attacca chi con buonismo difende a spada tratta gli stranieri in quanto tali: “Il rapporto con i migranti è un rapporto che crea dei problemi, come qualunque rapporto personale. Il fatto è che negli ultimi vent’anni sono stati costruiti altri problemi, irrisolvibili, e ci si è occupati di quelli invece che dei problemi veri. Nostro compito è abbattere i luoghi comuni per occuparci delle vere problematiche derivanti dal contatto culturale”. A questo si aggiungano i vantaggi portati dagli immigrati: secondo la Caritas, ad esempio, contribuiscono all’11% del nostro Pil, e solo il 2% dei migranti regolari evade le tasse.
 
“Un’altra questione – conclude Mele – è la fiducia. Noi affidiamo agli stranieri le cose più importanti che abbiamo, la casa, la famiglia e i figli, e questo crea coesione sociale. Anche i mercati valorizzano tale coesione, ed è per questo che credo che la Lega Nord, elemento destabilizzante, sia destinata al fallimento. La necessità di coesione sociale è anche il punto di forza dell’associazione settimese 'Il Dado', che ha lavorato per l’integrazione dei Rom della città”.
 
Proseguendo nella sua crociata contro i luoghi comuni, il progetto “mandiamoli a casa” ha già in cantiere due nuovi documentari: “A gennaio la commissione sui diritti umani farà un rapporto sulle carceri, ci occuperemo di quello e probabilmente realizzeremo un lavoro sulle famiglie arcobaleno, famiglie omosessuali con figli”.

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