Senza casa e con la moglie malata, dalla Sicilia lettera di un sindaco a Fassino

Salvatore Marletta è ancora senza casa e tra poco sua moglie dovrà partire nuovamente a oltre mille chilometri da lui per fare le terapie. Non ha una casa e il sindaco di Centuripe, piccolo comune siciliano in cui è nato, ha scritto una lettera a Fassino

Anche il sindaco di Centuripe, piccolo comune in provincia di Enna (Sicilia), si è mosso per Salvatore Marletta, il concittadino cinquantaseienne senza casa e con la moglie malata di Sla di cui vi abbiamo raccontato la storia qualche settimana fa, nel giorno dello sgombero degli uffici ex Csea di via Bardonecchia. Elio Galvagno (il sindaco di Centuripe) ha visto la nostra intervista a Salvatore e vedendolo piangere di fronte alla telecamera per una condizione disperata in cui si trova da 18 mesi, da quando cioè ha perso il lavoro e ha scoperto la malattia della consorte, ha impugnato carta e penna e ha scritto al sindaco di Torino Piero Fassino.

“Caro sindaco, ti scrivo a proposito di un mio concittadino, Salvatore Marletta, che vive ormai da tempo a Torino e si è ritrovato, a quasi 60 anni, senza lavoro e senza casa, costretto a separarsi dalla moglie malata, che si è trasferita temporaneamente dai propri familiari in Sicilia per seguire le terapie di cui ha bisogno. Da sindaco - continua Elio Galvagno - conosco tutte le difficoltà, finanziarie e burocratiche, con cui si è costretti quotidianamente a confrontarsi, ma credo che ci siano situazioni in cui abbiamo il dovere di andare oltre, restituendo significato e valore al nostro ruolo. Faccio appello alla tua grande sensibilità per chiederti di fare quanto nelle tue possibilità per restituire a questa famiglia, che con grande dignità sta affrontando prove difficili e dolorose, quantomeno la serenità di una casa, dove poter tornare a vivere insieme per sostenersi a vicenda come hanno fatto fino a ora”.

Dietro ogni vicenda umana subentra la burocrazia. Come ci aveva già spiegato Salvatore, lui ha alcuni punti - fondamentali per ottenere una casa popolare - divisi tra Torino e Venaria. Lui risulta essere residente a Druento e questo gli impedisce di avere un’abitazione nel capoluogo al momento, ma il sindaco di Centuripe si appella ugualmente a Fassino per risolvere una situazione molto grave: “Non so se Salvatore abbia o meno i requisiti necessari per ottenere un alloggio popolare - scrive Galvagno -, ma so anche che le sue lacrime, silenziose e coraggiose allo stesso tempo, le lacrime di un uomo costretto a occupare un alloggio per non dormire per strada, pesano come un macigno per chi continua a credere che la politica e la buona amministrazione possano invertire la rotta di una crisi troppo pesante e troppo lunga”.

Conclude infine il sindaco: “E forse, oggi, una risposta a quella famiglia, a una persona che non ha esitato tanti anni fa a lasciare la propria terra, affrontando sacrifici e disagi per costruire un futuro per sé e per i propri cari, può rappresentare simbolicamente una speranza per tanti, un’esortazione a non arrendersi e a credere che in questo nostro paese, sia nei piccoli comuni come Centuripe che nelle grandi città come Torino, parole come accoglienza e solidarietà non sono meri esercizi di retorica e c’è sempre qualcuno pronto a farsi carico dei problemi di ogni singolo cittadino, se necessario fino a perderci il sonno la notte, per trovare, ove possibile, una soluzione equa”.

La risposta del sindaco di Torino, Piero Fassino, non è ancora arrivata. Salvatore spera che il gesto del suo concittadino possa smuovere le acque, in un periodo in cui le brutte notizie non tardano ad arrivare. “Durante l’ultima visita che ha fatto mia moglie il 23 luglio - ci spiega - le hanno riscontrato un affiaccamento alla gamba e le serve riabilitare con il nuoto. Non può farlo in Sicilia perché si dovrebbe spostare due volte a settimana facendo oltre ottanta chilometri tra andata e ritorno dalla piscina adatta. Per il momento è ancora a Torino in una struttura gestita da suore, ma la prossima settimana dovrebbe uscire. E non so dove portarla”.

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