Il dramma di una mamma e di un bimbo disabile: "Qualcuno mi aiuti a dargli un futuro"

Qualcuno si è introdotto nelle case popolari di zona Madonna di Campagna facendo sparire una carrozzina. E intanto la madre chiede una casa al piano rialzato per suo figlio

Ha dieci anni, è ipovedente e ha grossi problemi di deambulazione. Luca – lo chiameremo così – è un bambino con un grosso conto in sospeso con la sorte che vive in via Sansovino assieme alla madre, il suo unico supporto. Negli ultimi mesi, però, il fato si è accanito sulla famiglia. Prima con il misterioso furto della carrozzella e poi con la necessità, sempre più ingente, di portare a casa soldi per provvedere alle cure del piccolo. “Qualche sciacallo, infatti, si è portato via l’oggetto più importante del mio bambino - racconta la mamma -. Ho chiesto aiuto ad amici ma ora vivo nella paura. Ho sporto immediatamente denuncia al commissariato del quartiere e spero che episodi così non si ripetano mai più”.

Nato a Viterbo nell’aprile del 2004 Luca è stato dimesso solo un mese dopo a causa di una emorragia celebrale che gli ha lasciato strascichi pesanti sul suo corpo. I suoi occhi sono quelli della mamma che lo guida passo passo nelle piccole azioni quotidiane perché Luca, affetto da un lieve ritardo fonologico del linguaggio, deve combattere anche con l’epilessia, la tetraparesi spastica e una disabilità intellettiva grave.

Una serie di problemi che messi uno sopra l’altro rendono la vita del nucleo familiare decisamente complicata. ”Praticamente lui dipende dalla carrozzina e dall’ascensore. Quando uno dei due mezzi non funziona come dovrebbe sono dolori”. La sfortuna vuole che i due abitino addirittura al sesto piano. E basta un atto vandalico o un semplice guasto all’impianto per costringere mamma e figlio a rimanere intrappolati in casa.

“Ad ottobre siamo rimasti quattro ore fuori casa perché l’ascensore si è rotto e nessuno ci poteva dare una mano” continua la donna. “Insomma basta un episodio e ci crolla il mondo addosso. Io, di certo, non posso farmi sei rampe di scale con mio figlio sulle spalle”. Serve, quindi, un appartamento al piano rialzato, ovviamente senza barriere architettoniche.

“Proveremo a far domanda per ottenere un cambio in deroga” scuote la testa la donna che deve anche fare i conti con la mancanza di soldi. “Non posso lavorare per stare dietro al bambino – rincara la dose la mamma -. Gli assistenti sociali ci mandano una persona il sabato, ma solo per due ore. E noi tiriamo avanti con la sua pensione. Siamo in ritardo con alcuni pagamenti ma speriamo di farcela a risolvere tutto. Non possiamo certo rischiare di perdere questo alloggio”.

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