"Ho ucciso mio figlio con un cavo", ma per l'autopsia è morto per arresto cardiaco

Per ora padre resta in carcere

Giacomo Forla, 36 anni, e suo padre Flavio, 70

Flavio Forla resta in carcere nonostante il figlio adottivo Giacomo sia morto non per asfissia ma per arresto cardiaco mentre lui (almeno così sembra) gli stringeva il cavo del computer attorno al collo lo scorso lunedì 14 gennaio 2019 in via Superga a Sant'Antonino di Susa.

Il giudice per le indagini preliminari Edmondo Pio ha emesso oggi, venerdì 18, un ordine di custodia cautelare dopo avere convalidato l'arresto eseguito dai carabinieri della compagnia di Susa. Il provvedimento, però, non tiene conto dell'autopsia, di cui devono ancora essere depositate anche solo le anticipazioni scritte.

L'esame, eseguito dal medico legale Mario Apostol, incaricato dal pm Giulia Marchetti, che coordina le indagini, ha evidenziato che la morte sia avvenuta per un problema cardiocircolatorio. In ogni caso la posizione del padre ne esce alleggerita, sia che il cavo intorno al collo lo abbia stretto lui, sia che sia stato lo stesso figlio a stringerselo.

L'avvocato Giovanni Botti, che difende Flavio Forla, dentista in pensione ed ex vicesindaco del paese, aveva chiesto la scarcerazione piena e, in alternativa, la misura dell'obbligo di firma. "Ripeteremo la richiesta quando l'autopsia sarà depositata - dichiara -. Il mio cliente è provato ed è ancora in forte stato di choc, non sa ancora spiegare bene che cosa sia accaduto realmente".

Il lavoro del dottor Apostol, intanto, non è finito. Entro due mesi (ma è quasi certo che questo avvenga molto prima del termine stabilito), eseguiti anche esami istologici e tossicologici sul corpo della vittima, dovrà chiarire con una relazione se il cavo attorno al collo sia stato stretto prima o dopo la morte; nel primo caso, se questo abbia provocato in qualche modo l'arresto cardiaco.

Giacomo Forla soffriva di crisi depressive e disturbi comportamentali che si traducevano in azioni violente, come quella che ha scatenato la reazione del papà. Era tornato a casa dei genitori a novembre 2018, dopo una relazione durata dieci anni con una ragazza di Lucca.

"Non è abbastanza forte ed è tra le persone più miti che conosca, sicuramente non lo ha ucciso lui"

Antonio Ferrentino, attuale consigliere regionale e in passato sindaco del paese, è certo che Flavio Forla (suo vice nel quinquennio 2004-09) non può avere fatto nulla di ciò di cui è accusato. "Questi episodi di violenza da parte di Giacomo - racconta - sono sempre stati all'ordine del giorno. Dieci giorni prima lui era stato sottoposto a un ricovero coatto. L'abbandono della compagna aveva ulteriormente peggiorato il quadro e lui non aveva mai voluto curarsi. In seconda battuta, il padre è mingherlino e lui è alto e robustissimo, pesante oltre cento chili. Quasi sicuramente si è solo difeso perché il figlio lo ha spaventato e, poi, vedendolo morto, ha pensato di averlo ucciso lui con il cavo. Ma ho dubbi che possa averlo fatto, vista la spoporzione di forze tra i due. Inoltre, Flavio è tra le persone più miti che conosca, non sarebbe neanche capace di fare quello di cui lo si accusa. La prima ricostruzione dei fatti mi era sembrata incredibile ed è evidente che le cose non siano andate così. Speriamo che venga tirato fuori al più presto dal carcere, dove non merita di restare, e sia rimandato a casa".

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