Non rientra dal permesso di lavoro, autore di un'aggressione con l'acido è evaso dal carcere

Avrebbe dovuto scontare ancora un anno

immagine di repertorio

Otman Mirah, 26enne marocchino autore di un'aggressione con l'acido ai danni di un connazionale la mattina del 26 aprile 2017 al mercato di Porta Palazzo e arrestato lo stesso giorno dalla polizia, è evaso dal carcere delle Vallette in cui sarebbe dovuto rimanere fino al dicembre 2021 dopo essere stato condannato per lesioni gravissime e altri reati.

Anche lui, come Mohamed Safi, l'uomo che ha tentato di sgozzare la donna con cui aveva una relazione la notte di sabato 19 ottobre in corso Giulio Cesare, usufruiva di un permesso di lavoro, in questo caso per andare a prestare servizio per conto dell'Amiat, l'azienda pubblica che si occupa di igiene urbana della città.

Non ha fatto però ritorno in carcere da uno dei permessi e quindi da questa mattina, giovedì 24 ottobre 2019, è di fatto evaso.

Osapp: "Sistema colabrodo: se questa non è emergenza non sappiamo come definirla"

"Se questa non è emergenza non sappiamo come altro definirla - tuona Leo Beneduci, segretario generale dell'Osapp, sindacato di polizia penitenziaria, che aveva diffuso la notizia di un'evasione - visto che, rispetto a tali eventi non risultano particolari reazioni né in sede politica né in sede amministrativa, come se ciò fosse assolutamente normale e comprensibile in un sistema penitenziario che invece fa acqua da tutte le parti. Un vero colabrodo. Peraltro, e come abbiamo già detto, il ministro dei Cinque Stelle Bonafede non sembra rendersi conto che il problema della inefficienza delle carceri italiane non è solo quello legato alla possibile decadenza dell’ergastolo ostativo ma riguarda l’incapacità degli attuali vertici periferici e centrali dell’amministrazione penitenziaria di tenere e considerare e coordinare le necessità del sistema con la realtà delle molteplici emergenze che affliggono le carceri tanto da rendere maggiormente insicuri i cittadini. Non a caso ai macroscopici errori quali quelli riteniamo presso il carcere di Torino corrisponde anche il crescente stato di abbandono del personale di polizia penitenziaria privo di considerazione e di legittimità oggi più che mai, sottoposto ad una azione repressiva e oggetto di messaggi denigratori senza precedenti (malgrado tale personale costituisca l’unico baluardo della legalità all’interno delle carceri Italiane) ed a cui anche in relazione agli episodi di San Gimignano e di Torino non risulta pervenuto alcun messaggio almeno di attenzione né da parte del guardasigilli Bonafede né da parte del riconfermato capo del Dap Basentini”.

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