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"Vogliamo un salario minimo": sono migliaia i disoccupati torinesi

"Che uso fa la Regione dei 900 milioni di euro destinati al lavoro?" E' la domanda del "Comitato di lotta 5 giugno", composto da precari e disoccupati torinesi

Alessandro Parodi25 giugno 2012
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Franco, Giuseppe, Saverio, Carlo, Piero e Marco. Sono alcuni dei quaranta disoccupati e precari che dal 5 giugno si sono uniti per la tutela dei propri diritti di lavoratori. Equità, rispetto e impiego, questo è quel che chiedono insieme ai 1500 che già si sono uniti alla loro protesta aderendo alla raccolta firme e partecipando alle numerose attività e sit in che sono in programma. 

“La parola chiave – spiega Franco, che tiene le fila ideologiche e pratiche del gruppo – è reddito garantito. Alcuni di noi hanno 30, 35 anni di contributi e si ritrovano con un pugno di mosche, perchè sono stati licenziati da un giorno all’altro”. A differenza di paesi come Germania, Francia, Olanda, Belgio, Inghilterra, Danimarca e Svezia, infatti, l’Italia non prevede tutele per i lavoratori liquidati dalle aziende, nè un salario minimo garantito fin quando non trovano lavoro. Ottenere delle tutele e delle garanzie per i propri diritti è il primo obiettivo di lavoratori che hanno visto crollare tutte le proprie certezze e si sono ritrovati a 40 o 50 anni senza un lavoro e con una famiglia da mantenere. “Se cerchiamo un nuovo lavoro – dicono – ci sentiamo dire che siamo troppo vecchi. I datori vogliono ventenni con trentacinque anni di esperienza”. 

Il problema dell’impiego è cruciale a Torino. Un momento di crisi del settore automobilistico non può che mettere in ginocchio l’economia di una città di cui un terzo dei dipendenti è impiegato nel campo. Anche i fondi scarseggiano, e tutelare una categoria tanto vasta e con problematiche tanto sfaccettate non è certo un compito semplice. Ma la risposta dei precari e disoccupati torinesi è categorica: “La Regione – afferma Carlo – ha un fondo di 900 milioni di euro da investire nel lavoro. Invece di spenderli per corsi di aggiornamento o per favorire aziende che investono altrove, si dovrebbero creare posti di lavoro, anche favorendo l’impiego in attività socialmente utili come cantieri e opere pubbliche”. 

Che sia l’ennesimo fallimento della politica del populismo? Una giunta regionale eletta in difesa degli ideali popolari, con un Governatore che appartiene a un partito nato dalle speranze di operatori e piccoli commercianti, sembra aver dimenticato l’importanza degli strati più bassi del mondo del lavoro per la ricrescita economica di un paese e di una regione in ginocchio. “E’ evidente a tutti – aggiunge Franco – che un lavoratore senza soldi non può fare acquisti, e se questo fenomeno viene moltiplicato per il numero di persone in questa situazione il risultato è la stasi del mercato”. 

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La protesta dei disoccupati e lavoratori precari continuerà nei prossimi giorni e – dicono alcuni – “si trasformerà in lotta”. Oltre ai quotidiani presidii al Centro per l’impiego di via Bologna 153 e alla sede di corso Brescia 22, il comitato manifesterà oggi alle 17 davanti al Municipio e martedì 3 luglio alle 10 davanti al palazzo della Regione. È inoltre in programma per giovedì alle 17 una conferenza stampa davanti alla sede Rai di via Verdi.  

Barriera di Milano
lavoro

6 Commenti

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  • Avatar anonimo di sorcio

    sorcio Fabio, nel tuo caso i corsi di riqualificazione non sarebbero solo opportuni ma necessari.
    Corsi di grammatica e sintassi ovviamente.

    il 28 giugno del 2012
    • Avatar di Adriano Esposito

      Adriano Esposito ahhahahha LOOOOL

      E corsi di ragionamento, anche xD

      il 29 giugno del 2012
  • Avatar anonimo di Fabio

    Fabio Salario minino senza lavorare??? wow, anche io lo voglio ed appena sono sicuro mi licenzio dal mio posto di lavoro per stare di piu con la mia famiglia! mi sembra un'ottima idea! tanto poi non sará bisogno lavorare

    il 26 giugno del 2012
  • Avatar anonimo di Ale

    Ale Siamo un paese alla fine dei suoi giorni, ci saranno sempre più ricchi perchè prendono per la gola i poveracci che lavorano e chi ha la fortuna di lavorare ha stipendi sempre più da fame e non sa come vivere.
    Ia parte del popolo più disperata solo le persone sopra i 40 anni che perdono il lavoro e trovarne un altro è quasi impossibile altro che giovani, ci sono famiglie da mantenere inclusi i famosi giovani che ancora a casa devono mangiare anche loro.
    E' un circolo vizioso che si crea è non ha fine.
    Intanto i politici si spartiscono i bottini, e noi guardiamo, ci arrabbiamo e commentiamo !

    il 25 giugno del 2012
  • Avatar di Adriano Esposito

    Adriano Esposito Il salario minimo garantito è un presidio di civiltà.

    Per paura che qualcuno se ne approfitti si lasciano in mezza alla strada le persone oneste che hanno perso il lavoro.

    Negli altri paesi invece vengono tutelate e premiate le persone oneste e letteralmente schifate quelle disoneste.

    Perché noi non possiamo fare lo stesso? Maledetti politici.

    il 25 giugno del 2012
  • Avatar di Antonino

    Antonino Tengo a precisare che i fondi a disposizione della Regione Piemonte per il piano occupazionale, non sono 90 milioni di euro come scritto nell'articolo, ma ben 900 milioni di euro.

    il 25 giugno del 2012