Cuccioli di cane ungheresi trasformati in italiani, decine di torinesi truffati

Nell'inchiesta dei carabinieri forestali di Cuneo perquisiti anche due negozi di animali in provincia

Alcuni cuccioli salvati

Ci sono decine di torinesi truffati e anche due negozi di animali perquisiti in provincia nell'inchiesta sul traffico di cuccioli di cane dall'Ungheria al Piemonte condotta dai carabinieri forestali di Cuneo. Gli indagati nell'ambito dell'operazione sono una ventina.

Gli animali venivano ordinati ad un trafficante della provincia di Gorizia titolare di un allevamento in Ungheria e in contatto con 'pseudo-fornitori' in Grecia, Spagna, Polonia ed altri paesi europei. Venivano nascosti nei bagagliai delle auto per affrontare lunghi ed estenuanti viaggi (da verificare anche se via mare), privi delle documentazioni di accompagnamento e dei trattamenti sanitari e vaccinali prescritti dalle norme comunitarie  e nazionali.

Secondo gli investigatori, i cuccioli sarebbero stati sistematicamente sottratti ai genitori prima delle 12 settimane previste dai regolamenti. Spesso è accaduto che gli animali, già debilitati dai trasferimenti, si ammalassero.

Le indagini hanno preso il via a partire dalle denunce di alcuni acquirenti, ingannati dai prezzi convenienti e dai falsi pedigree prodotti dai venditori, che lamentavano appunto le cattive condizioni degli animali. Questi ultimi, delle più svariate razze, una volta giunti sul suolo nazionale, sarebbero stati immunizzati con vaccinazioni fai-da-te grazie alla compiacenza di medici veterinari.

L'italianizzazione dei cani veniva completata fornendo falsi libretti sanitari e installando i microchip identificativi come se fossero nati direttamente in Italia.

I venditori facevano sempre credere agli acquirenti di essere lontani da loro anche quando non lo erano in modo da poter respingere ogni richiesta di visita preliminare alla vendita e da poter chiedere loro le spese di trasporto fino al casa o al luogo concordato.

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