Il Salone dietro le quinte, la battaglia dei piccoli contro i grandi espositori

Per uno stand di circa 9 metri quadrati un espositore può pagare anche 2mila euro, con tanto di costi di allestimento e corrente elettrica. In tempo di crisi, anche partecipare al Salone del Libro è una spesa non da poco

Dietro alla calca di visitatori provenienti da varie parti del mondo e agli stand delle case editrici famose - quelle che tutti conoscono - c'è un Salone Internazionale del Libro fatto di piccoli editori, di realtà radicate sul territorio e di sogni nel cassetto che aspettano di essere realizzati. Per loro - piccoli e medi editori - la kermesse libraria rappresenta una vetrina importante, sì, ma altamente costosa. Il prezzo da pagare per essere sul palcoscenico, per impedire di essere fagocitati da quelle grandi case editrici che al Salone vengono per incrementare le vendite.

Per i piccoli espositori il gioco è diverso: "Se riesci a vendere qualche libro è chiaramente una soddisfazione - ci racconta Cecilia Caprettini, della casa editrice torinese Cartman Edizioni - ma in questi cinque giorni la cosa più importante è allacciare contatti, almeno per noi". Con dieci anni alle spalle, la Cartman Edizioni è una piccola casa editrice torinese, nata dalla passione smodata di due sorelle per il mondo dei libri e per l'universo che essi stessi contengono. Una passione che affronta la crisi editoriale di questi tempi e che vede nel Salone del Libro un palcoscenico per capillarizzare i propri scritti.

Anche se parteciparvi diventa ogni anno più difficile. Per loro, con un plateatico di circa 9 metri quadrati, il costo complessivo per cinque giorni si aggira sui 2mila euro, comprensivo di costi di allestimento e corrente elettrica. "Per noi che siamo di Torino è facile ammortizzare i costi - continua Cecilia -. Ma chi viene da altre regioni o addirittura dall'estero spesso diventa una spesa davvero insostenibile".

Il plateatico acquistato dagli espositori presso i padiglioni del Lingotto Fiere deve essere di almeno 8 metri quadrati e il costo non dipende soltanto dall'area occupata, ma anche dai lati che rimangono aperti: più lo stand ha lati aperti, più è caro. Per ciò che attiene all'allestimento, invece, ogni espositore ha la libertà di scegliere se affidarsi all'organizzazione della kermesse, oppure farlo personalmente: "Qui i costi si ragguagliano - ci racconta Cecilia - e solitamente ci si aggira intorno ai 70 euro al metro".

Insomma, una bella spesa. Tanto che a lamentarsi non ci sono soltanto i piccoli e medi espositori, ma anche la Cna Editoria, che ne rappresenta il comparto all'interno della Confederazione nazionale dell'artigianato. Secondo il responsabile Ettore Cenciarelli i costi eccessivi di esposizione e allestimento tendono a penalizzare i piccoli e favoriscono i più grandi.

Quella che un tempo era una kermesse prestigiosa con editori e autori di livello, si è, negli ultimi anni, trasformata in una fiera che raccoglie realtà più disparate, spesso fatta di veri e propri venditori e non di espositori. "Ormai non c'è più alcuna selezione all'ingresso - lamenta Cecilia -. L'importante è che paghi la direzione". E così capita di trovarsi di fronte a "bancarelle" di collane o allo spaccio di pop corn, trattati anch'essi come tutti gli altri espositori. Fra questi, c'è addirittura chi vende 'corsi di memoria', interferendo così con i veri visitatori. Insomma, un calderone, dove a rimanere ai margini sono spesso gli stessi piccoli e medi espositori.

"Ogni volta è sempre una grande emozione partecipare al Salone del Libro, ormai sono dieci anni - conclude Cecilia - e vale ancora la pena sostenere certe spese, quando si ha la possibilità di ampliare i propri orizzonti e conoscere persone nuove". Ma i costi dovrebbero essere ridotti e Cecilia lancia la sua proposta: "Perchè non rimborsare il biglietto d'ingresso a quei visitatori che dimostrano di aver acquistato un libro e quindi di aver contribuito, anche nel piccolo, a sollevare l'editoria?".

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Commenti (1)

  • Un bastone ha due estremità: una superiore ed una inferiore. Se rovesciato, l'estremità superiore finisce in basso mentre quella inferiore si ritrova in alto. Ma il "bastone" , in sè, non è cambiato affatto.

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