Nuova rivolta al Cie: i clandestini protestano salendo sui tetti

Dopo l'ultimo tentativo di fuga di massa dal Cie, ieri pomeriggio si è svolta una nuova protesta, per il riscaldamento delle strutture. Gli extracomunitari si sono messi a saltare sui tetti delle loro casette

Urla, confusione e il timore che tutto sfociasse in una nuova rivolta. È trascorso così il pomeriggio di ieri, in corso Brunelleschi; per i residenti, ha avuto inizio il solito spettacolo: i clandestini del Cie hanno protestato animatamente, costringendo l’arrivo delle volanti della polizia, che hanno sorvegliato l’ingresso all’angolo con via Monginevro.

Alcuni immigrati del settore maschile hanno inscenato una nuova protesta poco dopo le 15.00, gridando a gran voce e salendo sui tetti delle strutture loro assegnate. Il motivo? Quella di ieri sarebbe, nuovamente, una manifestazione per il riscaldamento delle strutture, come già successo altre volte: per tutto il pomeriggio gli extracomunitari hanno mantenuto, comunque, in stato di allerta la struttura.

Alcuni di loro, saliti sulla sommità delle casette, hanno iniziato a saltellare animatamente sul tetto, con l’intento di danneggiare la struttura e procurare il maggior rumore possibile; dal basso, altre persone hanno proseguito con la manifestazione rumorosa, percuotendo pali e cancellate della struttura con oggetti metallici. La protesta, alla fine, si è conclusa senza particolare rilevanza: al tramonto, era già tornata la calma.

Ancora una volta, dunque, il caos e le urla dei clandestini hanno accompagnato il pomeriggio dei residenti di corso Brunelleschi, i quali hanno temuto una nuova fuga: non è passato un mese dall’ultimo tentativo di evasione dal centro per l’identificazione e l’espulsione, in piena notte, a inizio gennaio, durante l’ultimo attacco anarchico.

“Anche se quella volta nessuno era scappato, il Cie va spostato: è troppo vicino alle abitazioni”, è il commento rilasciato più frequentemente dai residenti, che da anni sopportano la difficile vicinanza con il centro per l’identificazione dei clandestini. “Ma va chiarita una cosa: il Cie raramente è l’oggetto del disturbo – spiega Silvia, una residente – più spesso sono gli attacchi degli anarchici, all’esterno della struttura, ad essere fonte di disagio per tutti noi”.

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