La procura vuole il processo per Pasquaretta: "Ricattò Appendino e Castelli per ottenere un posto"

Chiesta l'archiviazione per la sindaca

Luca Pasquaretta e Chiara Appendino subito dopo l'elezione della sindaca

La sindaca Chiara Appendino è stata vittima di estorsione insieme al viceministro dell'economia Laura Castelli. Queste le conclusioni a cui è giunta la procura di Torino, che oggi, mercoledì 20 maggio 2020, ha chiesto il processo per Luca Pasquaretta, ex portavoce della prima cittadina. 

Dopo avere concordato le proprie dimissioni dal proprio incarico per lo scandalo della consulenza fantasma al Salone del Libro (ritenuta dall'accusa un escamotage per arrotondare il suo stipendio), Pasquaretta avrebbe chiesto incarichi prima nello staff dell'europarlamentare Tiziana Beghin e poi di Castelli, che gli avrebbe corrisposto compensi per 7mila euro. Per essere convincente, nel corso del 2018 avrebbe minacciato Appendino sempre per ottenere nuovi incarichi.

Il pm Gianfranco Colace accusa Pasquaretta (difeso dall'avvocato Stefano Caniglia) di corruzione, peculato, turbativa d’asta e traffico di influenze. Nello stesso procedimento è stato chiesto il processo per altri sette indagati. I capi di imputazione riguardano nove distinti episodi.

Per l'episodio della consulenza fantasma è stata chiesta invece l'archiviazione per Appendino (difesa dall'avvocato Luigi Chiappero), che ha dimostrato, nel corso delle indagini, la propria estraneità all'accaduto. Il magistrato ha giudicato attendibile uno scambio di messaggi Whatsapp prodotto dalla prima cittadina in cui emerge che non sapeva assolutamente nulla di quell'assegnazione e, anzi, quando ne fu messa al corrente si mostrò del tutto contrariata.

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“Ho appreso dagli organi di informazione della richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Torino - dice Pasquaretta -. Posso dirmi sorpreso: gli inquirenti continuano ad insistere su alcuni reati per cui le presunte vittime hanno dichiarato di non essere mai state minacciate e/o ricattate da me. Accuse che respingo con forza e che ritengo offensive. Ribadisco inoltre che non ho mai chiesto nulla a nessuno, né incarichi, né lavori, né favori. Nulla di nulla. E non vedo l’ora di dimostrarlo nelle sedi opportune. Non lo dico polemicamente, ma solo perché voglio continuare a credere nella giustizia. Pensavo potessero bastare sette ore di interrogatorio dove ho spiegato la mia posizione, portando chat, documenti e prove a mia totale discolpa. Ho spiegato chiaramente tutto. Eppure, la Procura di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio. Fortunatamente ora tocca a me. Potrò difendermi con tutte le forze. Ho vissuto oltre due anni da incubo, per aver fatto cosa? Non l’ho ancora capito. Faccio fatica. Però non mi darò pace fino a quando non verrà pronunciato 'il fatto non sussiste'. Mi interessa solo provare la mia totale estraneità ai fatti che mi vengono contestati. Non mollerò un millimetro. Chi mi conosce lo sa benissimo”

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