Si infittisce il giallo di Pecetto, ipotesi avvelenamento

Sono state ascoltate le tre persone fermate ieri per aver utilizzato la carta di credito di Bosio, dopo la sua morte. Nuove ipotesi sul decesso, forse è stato vittima di avvelenamento

Spunta l'ipotesi avvelenamento

Sta diventando un vero e proprio giallo la ricostruzione degli ultimi momenti di vita di Giovanni Bosio. Dopo l'autopsia, che ha confermato la morte naturale causata da un infarto, ieri erano state fermate tre persone per uso indebito di carta di credito, la stessa che non era stata trovata nell'appartamento del 55enne di Pecetto. I tre, due uomini e una donna, conoscevano la vittima. Gli investigatori ipotizzano che i tre potrebbero aver sottratto dalla casa di Bosio un'automobile, (ritrovata a Torino), il portafoglio, il telefono cellulare e alcuni assegni dell'uomo, che viveva di rendita dopo aver venduto alcuni negozi di famiglia. I tre, inoltre, avrebbero usato la carta di credito di Bosio per effettuare alcuni prelievi di denaro e per acquistare capi di abbigliamento.

Spunta l'ipotesi avvelenamento. I tre, infatti, non hanno convinto gli inquirenti ed è stato disposto l'esame tossicologico per Giovanni Bosio, affidato dal pm Gabriella Viglione al Centro Antidoping dell'ospedale San Luigi di Orbassano. Procura e investigatori - da quanto trapelato oggi - stanno verificando tre ipotetici scenari. Il primo è quello del malore durante un rapporto sessuale o un gioco erotico: chi si trovava in casa non avrebbe soccorso Bosio e avrebbe portato via diversi suoi effetti personali. Il secondo è quello dell'avvelenamento, che potrà emergere eventualmente dall'esame tossicologico. Il terzo è quello del tentativo di rapina all'interno dell'appartamento che avrebbe spaventato la vittima provocandogli l'infarto.

Il pm ha già ascoltato la versione delle tre persone fermate, ma queste divergono su una serie di punti. Antonio A., assistito dall'avvocato Guglielmo Busatto, ha risposto alle domande del pm e ha ammesso l'uso della carta di credito e degli effetti personali di Bosio, ma ha detto che non si trovava nella casa dell'uomo. Lavora in una gelateria di Torino presso cui si sarebbero recati gli altri due arrestati e la vittima la sera di venerdì. Giuseppina G., assistita dall'avvocato Stefano Gubernati, si è avvalsa invece della facoltà di non rispondere alle domande del pm nell'interrogatorio tenutosi stamani. E' ritenuta la persona più vicina alla vittima, di cui era una vecchia conoscente. Giuseppe G., invece, sarebbe il tramite tra i due. Al momento, però, si trova in carcere in Calabria e verrà interrogato nei prossimi giorni.

Dalle testimonianze è stata fatta una ipotetica ricostruzione dei fatti della sera del decesso. Bosio avrebbe mangiato una pizza con Giuseppe G. e Giuseppina G. e poi i tre si sarebbero recati nella gelateria dove lavora Antonio A.. A quel punto l'uomo sarebbe stato accompagnato a casa e tutti negano di esservi entrati. E' proprio su questo punto che continueranno le indagini degli investigatori, che, in linea teorica, non sembrano escludere neanche l'ipotesi di un eventuale omicidio, volontario, colposo o preterintenzionale.

(ANSA)
 

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