Caterina Ferrero, arresto e dimissioni: "Agiva per interesse personale"

Secondo gli inquirenti l'ex assessore avrebbe agito per interessi politici-personali. Due le vicende che le vengono contestate: una gara d'appalto da 50 milioni e l'emodinamica di Chivasso

Tre parole che secondo i pm spiegano gli arresti domiciliari di Caterina Ferrero, l'ormai ex assessore regionale del Piemonte senza deleghe dal 27 maggio scorso perché indagata per turbativa d'asta: "Consenso di ritorno". Avrebbe agito infatti per interessi politici-personali, e non per il bene della pubblica amministrazione. Dieci ore dopo la notifica dell'ordinanza di custodia cautelare, la Ferrero ha presentato le sue dimissioni, subito accettate dal presidente della Regione Cota.

L'arresto di Ferrero è scattato proprio perché, rimanendo assessore, non aveva fatto venire meno il pericolo di reiterazione del reato: è in sintesi quello che sostengono il pm Andrea Beconi e il Gip, Cristiano Trevisan, che nell'ordinanza ha scritto che la rinuncia alle deleghe non ha "cessato o scalfito" il "giudizio di elevata pericolosità sociale" formulato sulla Ferrero. Agli arresti l'ex assessore è finita innanzitutto per una gara d'appalto da 50 milioni di euro per la fornitura di pannoloni per anziani, bandita e poi revocata dalla Regione, su sua proposta. La distribuzione dei pannoloni nelle farmacie invece che direttamente tramite il Servizio Sanitario avrebbe avuto l'obiettivo secondo il Gip di "favorire i farmacisti onde averne un ritorno, quantomeno, in termini elettorali e di accrescimento e consolidamento della propria sfera di influenza politica sul territorio", in una parola "consenso di ritorno". Sempre per la stessa vicenda, dalla fine di maggio, sono agli arresti il più stretto collaboratore di Ferrero, Piero Gambarino, e il presidente e di Federfarma Piemonte, Luciano Platter, e il segretario di Federfarma Torino, Marco Cossolo.

Ma non è tutto qui. All'ex assessore Ferrero e Gambarino la Procura non contesta solo l'affaire pannoloni: c'é anche un'ipotesi di abuso di ufficio, per la quale non ci sono state richieste di misure cautelari (non previste dalla legge) ma che - secondo il Gip - Ferrero ha gestito con lo stesso "movente politico". La vicenda riguarda l'avvio delle attività di emodinamica a Chivasso, assegnate senza alcuna gara ai privati della clinica torinese Villa Maria Pia, "per favorire - ha spiegato sempre il pm Beconi - la rielezione del sindaco uscente, Bruno Matola (Pdl) nelle elezioni dello scorso maggio. Matola, che è stato sconfitto da Gianni De Mori del centrosinistra, non risulta indagato. Sull'intera vicenda si stende anche l'ombra della criminalità organizzata: il suocero di Ferrero è Nevio Coral, ex sindaco di Leinì (Torino), raggiunto martedì scorso da un' ordinanza di custodia cautelare in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa nell'ambito dell'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Torino sulla presenza della 'ndrangheta in Piemonte. L'inchiesta ha portato a 146 arresti e Coral è stato bloccato in Francia dove è tuttora detenuto in attesa di estradizione. "Sono due inchieste diverse - ha detto oggi il Procuratore di Torino, Giancarlo Caselli - Eventuali punti di contatto possono e potrebbero esserci; siamo all'inizio, stiamo sviluppando e lavorando", ha concluso sottolineando che si tratta di "episodi isolati ai quali, però bisogna prestare tutta l'attenzione dovuta".

Il centrodestra torinese cerca di fare quadrato dopo una giornata difficile. Il coordinatore Pdl, il senatore Enzo Ghigo, prende "atto delle dimissioni di Caterina Ferrero" e riconosce "in questo gesto, seppur doloroso, un gran senso di responsabilità verso l'amministrazione regionale e - conclude Ghigo - verso il nostro partito". "Sono sconcertato e addolorato per l'arresto di Caterina Ferrero - ha detto il vicecoordinatore vicario del partito in Piemonte, on. Agostino Ghiglia - e confido che, al più presto, Ferrero dimostri la sua più totale estraneità". "Dopo tanti anni di militanza e per la prima volta - ha aggiunto Giglia - ho difficoltà a comprendere i limiti della funzione di rappresentanza di mediazione sociale e di tutela di legittimi interessi sociali al servizio della Comunità. "Si turba qualche equilibrio - si è chiesto - quando, dopo quattro anni di tentativi, si riesce ad aprire un reparto per far funzionare una macchina acquistata dalla Giunta Bresso? E' illegittimo dire che una compagine politica istituzionale e non un'altra ha realizzato un'opera o fornito un servizio migliore? Mi auguro - ha concluso - che le indagini siano svolte non solo con cura ma anche con la sollecitudine che la situazione comporta. La cosa certa è che, noi del Pdl, non ci sentiamo menomati nella nostra funzione di rappresentanza politica".

Fonte: Ansa

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