Castello di Agliè, gli intrighi e le passioni: dalla Storia alle fiction

Amori, cospirazioni, favole e sacrifici: sono gli ingredienti di Elisa di Rivombrosa e delle altre serie tv girate nel castello di Agliè, ma anche della Storia vera...

Il castello ducale di Agliè è sicuramente uno dei castelli più visti dagli italiani: se non dal vivo, sicuramente in televisione. È qui infatti che sono state girate tre serie tv di grande successo negli ultimi anni: nel 2002 Maria José – L'ultima Regina, nel 2003 Elisa di Rivombrosa, nel 2014 La Bella e la Bestia.

Storia, cospirazioni, favole, amori impossibili eppure reali, in ogni senso: le vicende narrate dalle fiction girate al castello di Agliè hanno intrecciato temi molto diversi tra loro, capaci di emozionare milioni di italiani. Proprio come nel corso della Storia, quella che si studia sui libri, è successo davvero all'interno di quelle antiche mura.

Come evidente anche dal nome degli abitanti (alladiesi), il nome di Agliè deriva dall'antica città romana di Alladium: secondo una teoria l'etimologia deriva dal colono romano Alliacum, mentre secondo un'altra la radice del toponimo sarebbe proprio nel castello, la cui pianta originaria formava un'ala verso est, dove sorge il sole, denominata “Ala Dei”, ovvero ala di Dio.

Quel che è certo è che Agliè compare nei primi documenti ufficiali nel 1141, quando una spartizione tra feudatari del Canavese (scopri il significato di questo nome) assegna questa zona alla famiglia dei San Martino di Rivarolo, che iniziarono a edificarvi il castello più o meno per come lo conosciamo.

A dargli l'aspetto quasi definitivo, però, fu nel 1667 il conte Filippo San Martino con l'architetto Amedeo di Castellamonte. In quei cinque secoli Agliè aveva vissuto alterne vicende, tra rivolte popolari sedate nel sangue dal sabaudo Conte Rosso e lotte tra guelfi e ghibellini, finché la fedeltà ai Savoia dei conti di Agliè dopo la guerra vinta dai sabaudi contro la Francia nel 1561 diede al castello e alla popolazione un po' di pace.

E fu proprio la fedeltà alla dinastia sabauda la “questione” più importante di Filippo San Martino, anche se in un modo non del tutto canonico. Il conte d'Agliè, infatti, fu per molti anni l'amante di Madama Cristina (la “regina di San Salvario”), che difese valorosamente dai tentativi di portarle via il regno preservato in attesa della maggiore età dei figli, con battaglie e ostacoli di ogni tipo posti dai cognati di Madama Cristina (fratelli del defunto marito Vittorio Amedeo I) e dalla Francia.

La fedeltà “madamista” del conte Filippo che difese l'amata Cristina dai principisti costò cara al signore d'Agliè, che nel 1640 fu arrestato e incarcerato dal cardinale Richelieu, un altro personaggio storico molto amato dalla letteratura, lo stesso dei tre moschettieri di Dumas. Alla morte del cardinale-politico, nel 1642, Filippo d'Agliè venne liberato e divenne consigliere del re Carlo Emanuele, ma la sua storia d'amore con Cristina terminò perché la Madama Reale, un tempo dedita alle feste e al divertimento, ebbe una svolta di vita in senso spirituale e religioso.

Filippo morì nel 1667, un secolo dopo il castello divenne proprietà diretta dei Savoia, che provvidero a un altro restauro; poi tornarono i francesi con Napoleone, e il castello fu depredato, finché nel 1825, finita l'era bonapartista, il re Carlo Felice lo fece rimettere in sesto, facendovi costruire anche un piccolo teatro. Nella vicina stazione di Ozegna, inoltre, vi era fino a una trentina d'anni fa una pensilina in ghisa e una sala d'attesa detta appunto “reale” perché servivano appositamente per quando i membri della famiglia reale arrivavano in treno alla dimora alliadese.

Nel 1939 il castello di Agliè è diventato di proprietà dello Stato, e negli anni '80 è partito un ulteriore delicato restauro, mentre negli ultimi anni è stato sottoposto a lavori di consolidamento che l'hanno reso in parte inaccessibile ai visitatori (a questo link tutte le informazioni e gli orari per visitarlo).

Ma la sua bellezza è tale da essere stata descritta anche da Guido Gozzano, il poeta originario proprio del “dolce paese che non dico” e che ha dedicato molti versi al castello di fronte alla casa della sua famiglia (a questo link la sua poesia "Il Castello di Agliè" del 1903). Un luogo così (patrimonio Unesco dal 1997), del resto, non poteva non influenzare anche gli sceneggiatori delle fiction televisive, che hanno riprodotto in questo castello con 300 stanze vicende d'amore e di sacrificio, di passione e sogno, alla fine non troppo diverse da quelle accadute realmente.

(Foto in alto di Laurom, licenza Creative Commons)

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