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Martedì, 16 Aprile 2024
Cronaca

Nato all’estero da una coppia di donne, all'anagrafe del Comune avrà “due mamme”

Sarà registrato all'anagrafe del Comune di Torino con due mamme il bambino nato a Barcellona da un'inseminazione eterologa. A deciderlo è stata la Corte d'Appello

Per la prima volta in Italia, un bambino nato all’estero da un’inseminazione eterologa, è stato riconosciuto ufficialmente, con trascrizione all’anagrafe, come figlio di due mamme.

A deciderlo è stata la Corte d’Appello di Torino, con una sentenza che ha ribaltato quella di primo grado con cui era stato detto ‘no’ alle due donne - la partoriente e la sua partner - di veder riconosciuto anche in Italia quello che in Spagna è la normalità. Per il Tribunale la trascrizione sarebbe stata contraria all’ordine pubblico e quindi aveva negato la possibilità che il bambino venisse riconosciuto come figlio di entrambe.

Prima di proseguire facciamo un passo indietro. La storia inizia in Spagna, luogo in cui le donne si erano sposate e avevano deciso di avere un bambino tramite inseminazione eterologa, una forma di procreazione medicalmente assistita in cui il seme maschile (o l’ovulo femminile) viene donato. Per la legge spagnola le due donne erano ‘madre A’ e ‘madre B’. Nonostante il divorzio avvenuto nel 2014, le due donne avevano deciso di mantenere l’affidamento congiunto, e quindi di cooperare nella gestione del bambino. Tornate in Italia si sono rivolte al Tribunale per veder riconosciuto il diritto anche qui. La sentenza però è stata negativa.

Le due mamme non si sono arrese e hanno fatto ricorso. La Corte d’Appello ha quindi ripreso in mano la vicenda, valutato il tutto prendendo come riferimento la ‘Convezione sui diritti del fanciullo’ di New York del 1989 e il ’Regolamento comunitario 2201’ del 2013, e ha ribaltato completamente la sentenza di primo grado.

'Il concetto di ordine pubblico deve essere declinato in funzione dell’interesse superiore del minore', si legge nelle motivazioni che hanno portato alla sentenza d’appello. La Corte non ha trattato la trascrizione nel registro anagrafico della città di Torino come una qualcosa di ex novo, ma è stata garantita una copertura giuridica a una situazione di fatto in essere da anni. La mancata registrazione delle due donne come ‘mamme’ dello stesso bambino, avrebbe significato ‘comprimere il diritto di identità personale del minore’: nel concreto, la madre non partoriente, non avrebbe avuto un’esercente responsabilità genitoriale e quindi si si sarebbero rischiati problemi sanitari, scolastici, ecc.

La Corte d’Appello ha quindi, infine, ordinato all’ufficiale di Stato Civile del Comune di Torino di trascrivere la nascita del bambino come figlio di entrambe le mamme.

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