Appalti Tav, Bongiovanni: "Non si potranno applicare le regole antimafia italiane”

L'avvocato del foro di Torino spiega perché sino ad oggi non potevano applicarsi le regole antimafia esistenti

Interviene l’avvocato Massimo Bongiovanni, componente la commissione giuridica dell'estinta Comunità Montana Valle di Susa e Val Sangone, per alcune osservazioni in riferimento alla futura applicabilità del codice antimafia agli appalti per il lavori del Tav Torino Lione.

In particolare l’avvocato del foro di Torino fa riferimento ai lanci di agenzie stampa sul via libera del Governo italiano al disegno di legge utile alla ratifica dell'ultimo accordo tra Italia e Francia del 2016 in merito alla sezione transfrontaliera della nuova linea ferroviaria Torino- Lione. “Nel dare tale notizia le agenzie riportano che a seguito della ratifica del predetto accordo agli appalti dei lavori della nuova linea ferroviaria verranno applicate le ‘regole antimafia italiane’”.

Bongiovanni spiega perché sino ad oggi non potevano applicarsi le regole antimafia esistenti: “Successivamente alla firma dell'ultimo accordo del 2016 venne emesso un regolamento contenente "regole antimafia" dalla Conferenza intergovernativa italo francese, Cig. Tale regolamento contiene strumenti giuridici utili alla lotta contro le infiltrazioni mafiose nei lavori per il Tav Torino Lione. Ma tale regolamento non avrà efficacia alcuna. Nel regolamento si legge che le ivi previste "regole antimafia" sono parte integrante degli accordi del 24.2.15 e del 8.3.16 e le agenzie di stampa di oggi riportano che diverranno esecutive in Italia e Francia a seguito delle rispettive ratifiche da parte dei parlamenti italiano e francese. Ciò non è vero”.

La spiegazione merita una premessa generale, ma resta il fatto che per Bongiovanni “la normativa antimafia italiana continuerà a non essere applicabile in Italia e in Francia agli appalti dei lavori del Tav Torino Lione, oltre a non essere applicabile la normativa italiana in tema di sicurezza del lavoro, risarcimento danni e imposizione fiscale, questi ultimi elementi mai oggetto di riflessioni, ripensamenti e divulgazione da parte dei media”.

Conclude l’avvocato: “La domanda spontanea è se ci sia un sostanziale interesse all'applicazione delle regole antimafia che, peraltro, non hanno impedito ad aziende in odore di ‘ndragheta di svolgere lavori all'interno del cantiere di Chiomonte, cantiere sotto il costante controllo della Prefettura, Questura, Carabinieri, Guardia di Finanza”. 

La premessa generale sviluppata da Bongiovanni

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