Picchia la moglie e aggredisce il figlio che tenta di proteggere la madre: 45enne arrestato

I maltrattamenti andavano avanti da circa 12 anni

Immagine di repertorio

Dopo l’ennesima aggressione subita, una donna di 43 anni è riuscita a chiamare il 112 mentre il marito stava aggredendo il figlio adolescente, colpevole di tentare di proteggere la mamma. Gli agenti della Squadra Volante sono intervenuti sabato 23 febbraio in zona San Salvario per mettere fine alle violenze dell’uomo, un 45enne rumeno. All’arrivo dei poliziotti, l’uomo si trovava ancora nell’appartamento e aveva appena preso a schiaffi la moglie rompendole gli occhiali. 

Dalla denuncia della vittima emergeva un quadro di maltrattamenti fatto di umiliazioni costanti, insulti e aggressioni fisiche nei suoi confronti, che andava avanti da circa 12 anni. 

Ultimamente le violenze avevano iniziato a interessare anche il figlio della coppia che spesso si frapponeva fra il padre e la madre per evitare che la situazione degenerasse. La donna non aveva mai denunciato il marito, ma questa volta ha trovato il coraggio di rivolgersi alle forze dell’ordine. L’uomo è stato arrestato per maltrattamenti in famiglia e denunciato per lesioni.
 

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Commenti (3)

  • sono sposato con una ragazza Rumena da 12 anni ma non mi viene mai in mente di picchiarla e non lo farei mai fai proprio schifo lascia l'alcol se non lo reggi bevi acqua cosi magari ti fai meno complessi e le mani le tieni in tasca oppure usale per lavorare

  • .... altri parenti di Richy che potrebbe riportare a litigare a casa sua/loro....

  • deve finire la violenza in famiglia. occorre dare una punizione esemplare da scoraggiare i *******i. ogni giorno leggiamo di donne e di bambini/ragazzi vittime di balordi che per indole o per eccesso di alcol usano violenza. lasciamo un segno permanente sul corpo frustate, una mano mozzata insomma un segno che permetta loro di ricordare quotidianamente il dolore e la violenza che hanno fatto. rinnovo il concetto, più volte espresso, che il colore della pelle o la religione professata o la nazionalità non fanno differenza, sono tutti uguali di fronte a tali reati.

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