Il papà è colpito da ictus, la figlia riesce a contattare il "112" dopo 40 minuti

La denuncia dei sindacati

Quaranta minuti. Tanto hanno dovuto attendere i familiari di un uomo di Orbassano - colpito da un ictus nella serata di lunedì 29 ottobre 2018 - prima di poter accedere al "112", il numero unico di emergenza.

A denunciarlo sono stati, attraverso una nota congiunta, i sindacati di Vigili del fuoco, Polizia di Stato e del Nursind per quanto concerne le professioni infermieristiche.

La figlia, dopo aver compreso la gravità della situazione, aveva chiamato il "112", salvo rimanere in attesa per tutto quel tempo, con la musichetta in sottofondo e la voce registrata che ricordava di non agganciare per non perdere la priorità. Poi, verso le 19, riesce ad entrare in comunicazione con la ex sala 118, con l'ambulanza che arriva, carica il paziente e lo porta al San Luigi di Orbassano, dove è tutt'ora ricoverato in gravissime condizioni. 

Le avverse condizioni meteo hanno letteralmente ingolfato il centralino "112", con la maggior parte delle chiamate che erano dirette esclusivamente ai vigili del fuoco ma, di fatto, hanno ostacolato le chiamate per le altre emergenze.

"L’imbuto delle comunicazioni telefoniche si basa sulla buona sorte di chi per primo troverà la linea libera, ma questa non è certo una novità visto che il problema è già approdato più volte sul tavolo della magistratura - denunciano le diverse sigle sindacali - Le inchieste giudiziarie accertano doverosamente i profili di responsabilità personale, l’archiviazione del singolo individuo non assolve l’organizzazione del sistema. L’operatore che si attiene a rigide procedure senza avere facoltà di contestarle non ha nessuna colpa".

Per i sindacati "c’è qualcosa di sconcertante nell’indifferenza che ha accompagnato finora le segnalazioni e le denunce sui problemi del 112. Le vittime di questi disservizi sono state spesso etichettate come “incidenti di percorso” e gli eventi che le hanno riguardate sono stati trattati con incredibile disumanità. Le priorità del soccorso pubblico non sembrerebbero condivise dalle istituzioni che ci rappresentano perché un modello che convoglia nello stesso calderone un tetto pericolante, una cantina allagata, una richiesta di informazioni o, come nel nostro caso, un grave problema di salute, è quanto di più distante dall’idea di un sistema di emergenza efficace".

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