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Sgominata la banda che gestiva il traffico di migranti clandestini: 11 arresti, 5 ricercati

 

Una vera e propria associazione a delinquere transnazionale, in grado di gestire gli stranieri giunti illegalmente in Italia, dal loro approdo sul territorio nazionale - principalmente in Sicilia e Sardegna - fino al loro definitivo spostamento verso le mete del Nord Europa, garantendo, se necessario, un alloggio temporaneo attraverso documenti falsi o contraffatti.

E' quella che è stata sgominata dalla Squadra Mobile della Questura di Torino - in collaborazione con i colleghi di Firenze e Gorizia, il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, il Servizio Centrale per la Cooperazione Internazionale di polizia – Europol, la polizia e le autorità giudiziaria francese ed olandese - nell'ambito dell'operazione denominata "Mogadiscio", coordinata dal pm Livia Locci, attraverso l'esecuzione di 16 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal giudice dell'indagine preliminare, Giacomo Marson, ai danni di altrettante persone, la maggior parte di origine somala. Di queste, cinque sono ancora ricercate all’estero. 

Per loro le accuse spaziano dal favoreggiamento dell’immigrazione clandestina all’abusiva attività di prestazione di servizi di pagamento, alla contraffazione di documenti di identità ed al traffico di sostanze stupefacenti, con l’aggravante dalla transnazionalità. 

Le indagini della polizia hanno permesso di scoprire come i migranti appena sbarcati in Italia venivano alloggiati o nascosti presso alloggi messi a disposizione dagli associati - alcuni dei quali nelle palazzine ex Moi - per poi essere trasferiti in Francia, Austria e Germania, con documenti creati ad arti e attraverso l'utilizzo di "passeur" per il passaggio delle frontiere. Venendo anche "catechizzati" sui comportamenti e sulle dichiarazioni da rendere in caso di colloqui per la richiesta dello status di rifugiato.

I documenti, al termine del viaggio, venivano restituiti agli associati per poter esser nuovamente utilizzati.

Secondo gli inquirenti, la banda era anche specializzata nel trasferimento di denaro previo il pagamento di una percentuale sulle somme trasferite all'estero per conto degli stessi migranti, utilizzando anche la Hawala, ovvero l’istituto giuridico di pagamento che trae origine dalla legge islamica.

Ad alcune delle 16 persone indagate viene anche contestata l'associazione per la vendita di droga sul mercato torinese, in particolare marijuana e hashish, sul mercato torinese: nel corso delle indagini sono stati sequestrati 30 documenti falsificati, 21 kg di hashish, materiale informatico ed appunti vari.  

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