Evaso dal carcere, lo cercavano da tre mesi: era nel Torinese

Venti anni fa uccise una persona

Immagine di repertorio

Era evaso dal carcere di Padova il 28 gennaio scorso, non rientrando da un permesso ottenuto perché in regime di semilibertà.

Ora, però, Giuliano Ventrice, 43 anni, è stato arrestato dai carabinieri di Padova e Moncalieri a Bruino. Oltre alle manette ai polsi, all'evaso è stato notificato un ordine di esecuzione per la carcerazione emesso dalla Procura di Palermo, visto che deve scontare 3 anni, 6 mesi e 2 giorni di reclusione per un cumulo pene per vari reati, tra i quali anche un omicidio commesso a Ciriè il 6 febbraio 1996.

I carabinieri hanno anche denunciato, per favoreggiamento, due piemontesi e una padovana, che lo hanno aiutato in questi mesi. 

Proprio il legame con la donna veneta ha permesso ai carabinieri di scovare interessanti dettagli, dando una svolta all'indagine, su alcuni colpi di pistola esplosi il 21 gennaio scorso a Padova, all'ingresso del ristorante "Cà Sana".

Al Ventrice è stata subito tolta la semilibertà. 

In una lettera, Ventrice cinque anni fa attaccò pesantemente il sistema carcerario: 

"Inizialmente mi detengono nella regione Piemonte, ma non per molto, infatti vengo poi trasferito in Valle D’Aosta, e poi in Lombardia e poi ancora in Toscana, Sicilia, Campania. Sono stato anche per un anno e mezzo nel carcere della Favignana, posto bellissimo per chi ci va da turista… ma peccato che a noi detenuti ci tenevano in una struttura fatiscente, dichiarata poi inagibile ed infatti è stata chiusa, e situata a sette metri sotto il livello del mare. Favignana, un’isola della provincia di Trapani, più vicina alla Tunisia che al resto dell’Italia, figuratevi dal Piemonte… mia sorella con i suoi figli fin quando sono stato detenuto in Piemonte riusciva, lavoro permettendo, a venire a trovarmi, ma da quando cominciano a trasferirmi per motivi punitivi, lei e suo marito non possono permettersi di seguirmi. Una volta successe che ero nel carcere di Alessandria, si decidono a venire a farmi un colloquio ma quel giorno che loro vennero io fui trasferito in un altro carcere, e sono dovuti tornarsene a casa senza vedermi, questo per dire che non basta che i famigliari scelgano un giorno dove possano fare il sacrificio di affrontare un viaggio e altro… devono anche essere fortunati che in quel giorno non vieni trasferito come è successo a me. È così che l’affettività se ne va a farsi distruggere dal tempo e dalle incomprensibili decisioni di chi ci trasferisce da un carcere all’altro".

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