Minacciava, picchiava e obbligava le ragazze a prostituirsi: arrestata una "maman"

Dovevano anche pagarsi il marciapiede

Immagine di repertorio

Se finivano sotto le sue grinfie, per loro era praticamente la fine. Perché oltre ad essere costrette a prostituirsi e a vivere pressoché in schiavitù, le obbligava anche a pagare per quella minuscola fetta di marciapiede - qualche decina di metri mal contati - in cui erano costrette a rimanere, di giorno o di sera, per vendere il loro corpo.

E non c'era possibilità di ribellione: chi diceva "no", infatti, veniva prima minacciata, poi picchiata e poi fatta allontanare.

Almeno fino a pochi giorni fa, quando una 55enne nigeriana, in Italia da anni, quando è stata arrestata dagli agenti della polizia municipale "Antitratta" della sezione giudiziaria della Procura, nell'ambito dell'indagine coordinata dal pm Valentina Sellaroli.

Tre le accuse nei suoi riguardi: induzione, reclutamento e sfruttamento della prostituzione.

Secondo gli inquirenti, la donna organizzava tutto nel suo appartamento in via Arquata. Per ora, sarebbero due le ragazze che gli investigatori sono riusciti a trovare e a salvare. Ma potrebbero esserci altri casi. Per questo motivo, le indagini proseguono.

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