Sono 5 i musei "imprescindibili" per capire la storia di Torino

Oltre 4 milioni di visitatori nel 2015 per i musei torinesi: ce ne sono per tutti i gusti, ma quelli scelti sono da vedere assolutamente

Come tutti i turisti sanno, uno dei punti di forza nel fascino che Torino esercita sul resto del mondo sta nella bellezza dei (o nei) suoi musei. Nell'ultimo anno, sono stati oltre 4 milioni i visitatori registrati nei luoghi della cultura torinese, con un aumento che prosegue ormai da anni e che è verificabile personalmente osservando le code quotidiane di turisti e scolaresche davanti agli ingressi.

Ogni museo ha una sua identità, ogni museo racconta temi, epoche, luoghi e popoli differenti: basti pensare all'oriente del MAO, all'arte moderna della GAM o contemporanea di Rivoli, al museo Lombroso contestato da qualcuno, al Polo Reale, e poi a realtà private come le fondazioni Sandretto Re Rebaudengo, Merz o CRT. Un elenco sterminato di luoghi che custodiscono tesori e capolavori, oltre che pezzi di storia passata, presente e futura.

Tuttavia, a prescindere dai gusti di ognuno, ci sono almeno 5 musei imprescindibili per capire la storia di Torino che ogni turista e anche ogni torinese dovrebbe visitare.

Museo Egizio

Dalla sua riapertura post ristrutturazione, un anno fa, ha registrato un milione di visitatori (nel 2014 erano stati 567.000), nel 2015 è stato il 7° museo più visitato in Italia. Come tutti i torinesi sanno, è il secondo museo egizio del mondo dopo quello del Cairo: ma forse non tutti i torinesi ne conoscono la genesi. Fu fondato nel 1824 (dal 1832 è nel palazzo dell'accademia delle Scienze), quando Carlo Felice di Savoia acquistò 5268 reperti collezionati da Bernardino Drovetti, piemontese che aveva partecipato alle campagne napoleoniche in Egitto e che, nominato console di Francia da Napoleone e divenuto amico del vicerè egiziano Mohamed Alì, era riuscito a portare a Torino la sua collezione. Dei 26.000 reperti che si sono sommati nel corso dei secoli (e dei re e dei direttori), il Museo ospita i 3.300 oggetti più significativi. Così come significativo per la storia di Torino è un museo che anche se mostra l'antico Egitto parla dei Savoia.

Museo Nazionale del Risorgimento

Tutta la storia d'Italia da fine Settecento a inizio Novecento in un solo museo, l'unico ad avere un regio decreto che attribuisce il titolo di “nazionale”. Fu fondato nel 1878 per celebrare la morte del primo re d'Italia, Vittorio Emanuele II, ma dopo allestimenti temporanei in diversi luoghi ebbe la sua prima sede solo nel 1908, quando a ospitarlo fu la Mole Antonelliana (su cui torneremo più avanti). Dopo un altro allestimento temporaneo al parco del Valentino nel 1930, si stabilì definitivamente a Palazzo Carignano solo nel 1938: qui si può ancora ammirare la Camera dei deputati del regno di Sardegna (con gli scranni di Garibaldi, Cavour e molti altri) lasciata come all'epoca, e anche quella che avrebbe dovuto essere la Camera del Regno d'Italia ma siccome i lavori finirono nel 1871, quando la capitale era già stata trasferita, non fu mai utilizzata dai deputati e oggi ospita le mostre temporanee e gli incontri del museo.

Reggia di Venaria Reale

Fa parte delle residenze sabaude che sono Patrimonio dell'umanità Unesco dal 1997. Fu commissionata dal duca Carlo Emanuele II nel 1668 all'architetto Amedeo di Castellamonte. L'idea del duca era di avere anche lui un castello per celebrare la sua unione con Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours, come aveva fatto Carlo Emanuele I con Caterina Michela d'Asburgo facendo realizzare il poi distrutto Castello di Mirafiori. La reggia serviva per le battute di caccia: è per questo che il Comune (acquistato all'epoca dal Duca), si chiama Venaria, che con parola di origine latina intende appunto l'attività venatoria, della caccia. Curiosamente, nei secoli successivi la Reggia fu danneggiata in vari scontri con i francesi, che ne fecero una caserma, e poi i Savoia ne confermarono l'uso militare di cavalleria, causandone il degrado. I lavori di restauro iniziati nel 1998 sono costati circa 280 milioni di euro.

Museo dell'Automobile

Se Torino è stata per tanto tempo vista come la città dell'auto, è inevitabile una visita al Museo nazionale dedicato proprio all'automobile. La sua storia inizia nel 1932, quando Roberto Biscaretti di Ruffia e Cesare Goria Gatti (tra i fondatori dell'ACI e della Fiat) si fecero portatori del progetto di creare un museo dedicato ai “pionieri dell'automobile” cioè a chi avesse la patente da 25 anni. Nel 1933 il figlio di Roberto, Carlo Biscaretti di Ruffia, organizzò un Salone che costituì il primo embrione del museo. All'inizio i mezzi furono mantenuti in un magazzino in via Andorno, poi la Città di Torino nel 1938 li fece trasferire in un sito ricavato sotto le gradinate dello Stadio Comunale. Dopo la guerra Carlo fu nominato presidente del cda del museo; nel 1955 vennero acquistati i terreni in corso Unità d'Italia, dove il museo fu intitolato a Carlo Biscaretti di Ruffia che morì nel 1959, un anno prima dell'inaugurazione nella sua sede attuale, recentemente restaurata. Dopo la morte di Gianni Agnelli, il Museo è stato intitolato alla memoria dell'Avvocato.

Museo del Cinema

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L'anno scorso 630.000 i visitatori nel museo ospitato nel simbolo di Torino, la Mole Antonelliana. Ma anche se è solo dal 2000 che è stata inaugurata questa sede, in realtà il rapporto tra Mole e cinema è molto più datato, così come il rapporto tra Torino e l'invenzione dei Lumière (vedi articolo sui cinema storici della città). I primi materiali acquistati dall'ideatrice Maria Adriana Prolo nel 1941, infatti, furono conservati proprio in un magazzino all'interno della Mole, dove rimasero fino alla fine della guerra. Dopo il conflitto, i materiali vennero esposti in diversi allestimenti temporanei, ma l'idea di lasciare l'esposizione permanete alla Mole fu scartata dopo il tornado del 1953 che danneggiò la Mole stessa. Dal 1958 al 1983 il Museo rimase a Palazzo Chiablese, ma dopo l'incendio al Cinema Statuto venne chiuso per ragioni di sicurezza.  

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