Starbucks, il colosso del caffè americano approderà anche a Torino

Il nuovo locale potrebbe aprire in zona Università 

Starbucks inaugurerà il 6 settembre a Milano il suo primo locale in Italia ma la catena di caffetterie americane famose in tutto il mondo pensa già anche a Torino. Se fino a poco tempo fa il suolo italiano non era contemplato per la numerosa presenza di bar e caffetterie e per via della nota passione degli italiani per l’espresso, ora il vento sembra essere cambiato. Casca dunque il tabù del caffè ristretto e mentre nella città meneghina Starbucks aprirà nell'ex Palazzo delle Poste, sotto la Mole si sta pensando a piazza Castello e alla zona di Palazzo Nuovo, tra via Po e via Sant'Ottavio. Qui non mancherebbe la clientela giovane e propensa a trascorrere pomeriggi sui libri, in un locale munito di wi-fi, davanti a una tazza di fumante caffè americano o a un frappuccino. 

Un concetto nuovo di caffè 

Ed è proprio questa la particolarità di Starbucks: offrire alla sua clientela, non solo il caffè, ma anche un luogo dove socializzare, lavorare o studiare, senza limiti di tempo e restando connessi con il mondo. Un concetto completamente diverso dal caffè italiano, bevuto “al volo” al bancone, ma che oggi potrebbe essere apprezzato anche da noi, in particolare dalla clientela più giovane. Il gruppo bergamasco Percassi, con cui il colosso americano si è accordato per aprire il primo locale a Milano, starebbe dunque cercando nel capoluogo sabaudo, uno spazio adatto ad ospitare una delle tante e famose caffetterie. 

Opportunità lavorative 

E questa è una buona notizia anche per chi è in cerca di lavoro. Starbucks, che dalla prima apertura nel 1971 a Seattle, oggi è presente in 70 paesi nel mondo con 24mila caffetterie, solo per il nuovo spazio in apertura a Milano e per i prossimi che intende aprire in Lombardia, assumerà 300 persone. Un’esperienza che in Italia, come ha confidato l’amministratore delegato di Starbucks, Howard Schultz, avrà per gli americani un sapore diverso e verrà portata avanti con una certa umiltà: “Non vogliamo insegnare agli italiani a fare il caffè - ha sottolineato -, vogliamo far vedere loro cosa abbiamo imparato”.

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