Un presidio davanti al Comune per dire no alla costruzione del nuovo PalaVolley

"Salviamo i prati" è il titolo della manifestazione

Il prato dove dovrebbe sorgere il PalaVolley

Un presidio davanti a Palazzo di Città per dire no alla costruzione del nuovo PalaVolley. La manifestazione, organizzata da Assemblea 21, dal titolo "Salviamo i prati", si svolgerà sabato 15 giugno a partire dalle 10 del mattino per contestare la politica della Giunta Appendino, in particolare le azioni del vicesindaco e assessore all'Urbanistica Guido Montanari. Contemporaneamente è in programma a Palazzo Civico un'audizione dei residenti in Borgata Parella, dove sorgerebbe il palazzetto, contrari al progetto.

Un prato da salvare 

La protesta sarebbe proprio contro Montanari, che si autodefinisce ambientalista convinto, che secondo i contestatori non avrebbe tenuto fede al modello di città proposto prima della sua nomina, autorizzando la costruzione di un eccessivo numero di supermercati sul suolo urbano. In particolare Assemblea21 vorrebbe proteggere il prato, di proprietà della Città, di circa 11mila mq in Borgata Parella, tra via Madonna delle Salette e via Sostegno: un'area individuata dall'associazione Volley Parella da destinare alla realizzazione del nuovo palazzetto sportivo. 

" Il centro sportivo - si legge in una nota - potrebbe essere realizzato su una delle tante aree già cementificate e dismesse della zona, senza sacrificare uno dei pochi terreni non impermeabilizzati presenti nel territorio cittadino torinese, che dovrebbe, piuttosto, essere curato e manutenuto, rendendo possibile la fruizione da parte di tutti gli abitanti (con la piantumazione di alberi e l’installazione di panchine)". 

Record di suolo urbano consumato 

Il Comune di Torino ha raggiunto nel 2017 la sbalorditiva percentuale del 65,68% di suolo consumato, al primo posto fra i comuni piemontesi e al tredicesimo posto assoluto in Italia. Per le nuove edificazioni dovrebbero quindi essere utilizzate e autorizzate esclusivamente aree da bonificare o già edificate, garantendo il recupero funzionale di quelle dismesse a spese degli "investitori" e aprendo il mercato delle "ristrutturazioni per recupero energetico" che danno lavoro a tante piccole imprese. 
 

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